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Iperico rimedio per ritrovare il buonumore

La depressione è una delle malattie più diffuse, complice anche lo stress e la frenesia della vita moderna. Numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato l’efficacia delle piante nelle forme lievi e moderate, una di esse è la pianta dell’ iperico.

Si stima che circa il 15% della popolazione europea almeno una volta nella vita abbia avuto almeno un episodio di depressione, il disturbo dell’umore in cui i sentimenti di perdita, tristezza, rabbia e frustrazione interferiscono con le attività quotidiane. Sebbene a tutti capiti talvolta di sentirsi tristi, la depressione è una condizione persistente e rende difficoltosa la vita di tutti i giorni. E’ più frequente nelle donne, presenta vari gradi di severità e può presentarsi come un singolo episodio, in episodi ricorrenti o come malattia cronica. Le cause non sono note, ma è probabile il coinvolgimento di fattori biologici, genetici e ambientali. Nelle forme più lievi si manifesta con malumore, tristezza, disinteresse verso le attività comuni, stanchezza e calo di energia. Talvolta può essere causata da uno stress cronico e dalla pressione eccessiva imposta dai ritmi della vita moderna: in questi casi è possibile ricorrere all’aiuto della fitoterapia. Al contrario nelle forme più gravi si utilizzano antidepressivi di sintesi e psicoterapia.

 

Iperico, meccanismo d’azione

La pianta più utilizzata e per la quale esistono più evidenze scientifiche è l’ iperico. Chiamato anche erba di San Giovanni, l’ iperico è una pianta erbacea di cui si utilizzano le foglie e le sommità fiorite. Da questa pianta si ricava un estratto ricco di componenti fenolici (iperforina), naftodiantroni (ipericina e pseudoipericina), flavonoidi (iperoside), tannini. Gli estratti dell’ iperico inibiscono gli enzimi gli enzimi monoaminossidais (MAO) e catecolo-O-metiltransferasi (COMT) e, al tempo stesso, riducono il re-uptake dei neurotrasmettitori a livello post-sinaptico. L’attività della pianta non è ancora stata collegata ad un preciso componente. In realtà l’ ipericina ha una debole azione di inibizione delle monoaminoossidasi e la sua presenza non è essenziale per il verificarsi dell’effetto antidepressivo. Secondo alcuni autori l’azione principale è da attribuire all’ ipertrofina e ai suoi derivati, che sono in grado di aumentare i livelli di serotonina, dopamina, norepinefrina inibendone la ricaptazione. Altri autori considerano gli xantoni e la frazione flavonoidica fondamentali per l’azione antidepressiva: si può quindi dire che sia l’intero fitocomplesso responsabile dell’attività della pianta e non solo i singoli componenti presi separatamente.

Evidenze scientifiche della pianta d’ iperico

L’ efficacia della pianta dell’ iperico nel trattamento della depressione da lieve a moderata è stata dimostrata da numerose evidenze. Un insieme di studi in doppio cieco verso placebo, che ha coinvolto complessivamente circa 1500 pazienti, ha dimostrato che gli estratti della pianta d’ iperico riducono significativamente il punteggio sulla scala di Hamilton, un’insieme di domande utilizzate per stabilire il grado di depressione. L’ iperico è stato confrontato anche con i farmaci di sintesi: in alcuni studi si è dimostrato più efficace degli antidepressivi triciclici (inipramina), mentre in almeno 8  studi in doppio cieco che hanno valutato farmaci più recenti quali fluoxetina, sertralina, paroxetina e citralopram, la pianta ha mostrato circa la stessa efficacia del farmaco, causando generalmente minori effetti collaterali.

Indicazioni e controindicazioni della pianta dell’ iperico

La dose normalmente utilizzata è di 900 mg al giorno di estratto secco titolato in ipericina allo 0,2% suddiviso in tre somministrazioni. Gli effetti collaterali più frequenti sono:

  • nausea,
  • turbe gastrointestinali,
  • mal di testa,
  • rash,
  • astenia,
  • irrequietezza.

 

La fotosensibilità spesso riportata come effetto collaterale, si è verificata nell’uomo solo in alcuni casi. Un limite all’utilizzo della pianta d’ iperico è dato dall’interazione con numerosi farmaci: va evitata l’associazione con altri antidepressivi in particolare sertralina, fluoxetina, paroxetina, citalopram, che può causare un’ innalzamento eccessivo dei livelli di serotonina. Va evitata anche l’associazione con antiemicranici della famiglia dei triptani e gli antidolorifici come il tramadolo.

Ma l’ iperico è sopratutto un induttore enzimatico e va quindi a diminuire l’efficacia di contraccettivi orali, warfarin, digossina, diltiazem, statine, antiretrovirali e inibitori della proteasi usati contro il virus HIV, chemioterapici e antitumorali.

Altre piante utili oltre l’ iperico

Quando la depressione è associata ad ansia e irritabilità è possibile associare all’ iperico piante dall’azione rilassante, come:

  • melissa,
  • tiglio,
  • passiflora.

 

Alcuni studi hanno dimostrato che gli estratti della pianta di melissa sono in gradi di ridurre la tensione, migliorare il senso di tranquillità e indurre il sonno senza alterare i livelli di vigilanza e di attenzione.

 

 

La pianta del tiglio svolge una leggera azione sedativa che non causa sonnnolenza nelle ore diurne ed è utile sopratutto nei soggetti ansiosi.

La passiflora è una pianta che ha un’azione sedativa a livello del midollo spinale e dei centri del sonno, riduce l’ansia e induce un sonno simile a quello fisiologico, senza causare stordimento al risveglio.

 

Quando la depressione è accompagnata astenia, svogliatezza, stanchezza fisica e mentale, è possibile associare all’ iperico piante dall’azione tonica, come

  • la pianta di ginseng,
  • la pianta di eleuterococco.

Queste piante sono degli adattogeni, cioè aiutano l’organismo ad affrontare lo stress, fisico e psicologico e a ritrovare un equilibrio che in qualche modo si è perso.

Il ginseng è una pianta in grado di contrastare lo stress e di migliorare la resistenza dell’ organismo. A livello livello cerebrale si è osservato che il ginseng aumenta l’attività elettrica delle cellule della corteccia probabilmente per attivazione del sistema colinergico. Questo sistema controlla anche la memoria e l’attenzione. Inoltre il ginseng  aumenta i livelli di dopamina, adrenalina e noradrenalina nel cervello con azione antidepressiva e stimolante. Complessivamente a un’azione stimolante, migliora la memoria, la capacità di apprendimento e il tono dell’umore.

L’ eleuterococco, come il ginseng,  migliora la resistenza dell’organismo nei confronti di diversi stimoli stressogeni sia a livello fisico che mentale. E’ in grado di aumentare l’attenzione, la memoria e di migliorare le prestazioni atletiche e lavorative.

 

 

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